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Gruaro 12/06/05
Angelo Brugnera e Luciano Cecchin
L’esperienza più che quarantennale del pittore maniaghese Luciano Cecchin e la recente attività del giovane scultore Angelo Brugnera sono state le protagoniste interessanti e coinvolgenti della mostra che il Centro culturale e la Biblioteca comunale hanno inaugurato il 30 agosto e che si è protratta fino al 7 settembre nella Scuola Elementare “E: de Amicis” di Gruaro.
Durante l’inaugurazione, presente un nutrito pubblico, il Sindaco e l’Assessore alla Cultura hanno ringraziato tutte le persone che nel corso degli anni hanno collaborato a vario titolo alla promozione e alla realizzazione delle mostre che nel corso degli anni hanno promosso l’arte pittorica e la scultura, locali e non, nel territorio gruarese.

I lavori dei due artisti sono stati presentati da Tiziana Pauletto che ha evidenziato come…”Nei quadri di Cecchin si entra quasi sempre dall’alto quasi in un atteggiamento di curiosa “contemplazione rubata”, sia che essi raffigurino scene di vita sociale e momenti di aggregazione, nature morte o più vasti paesaggi della pedemontana. E’ come se, ignari di essere guardati, i personaggi di Cecchin continuassero le loro azioni: il pittore non blocca la scena ma la lascia vivere di vita propria, osservatore compartecipe e affettuoso dei fatti che testimonia. Cecchin predilige quegli aspetti della vita quotidiana che più somigliano a quelli della sua giovinezza: la festa in piazza, il bar, la banda, la scuola, il matrimonio con i suoi festeggiamenti fuori dalla chiesa, l’orchestrina da ballo all’aperto. Ritrae la semplicità dei rapporti umani più diretti, oggi spesso falsati dall’imporsi della formalità, della ricerca di modelli di vita appariscenti, ma poco o per nulla autentici.

L’osservazione e la descrizione attente e curiose non si fanno mai pedanti. Qui entra in gioco l’artista Cecchin con la sua capacità di “sapersi fermare in tempo”: la sua è una pittura veloce, del colpo d’occhio, fatta di materia robusta, di sapienza compositiva che conosce bene la pittura dei maestri del ‘900, in particolare quella di De Pisis. Essa si sviluppa con pennellate rapide e decise…, Il ritmo compositivo è mosso e serrato, roteante con linee miste e verticali che si muovono tutte e con irrequietezza si incrociano, scendendo dall’alto al basso. Il tutto conferisce alla scena, sia essa paesaggio, quadro di vita quotidiana o architettura, grande movimento, vivacità e soprattutto estrosità.”
Per quanto riguarda lo scultore si mettono in luce altri aspetti: “Rendere viva la materia inorganica, dare spirito ad un materiale amorfo, silenzioso e fermo sono gli atti che costituiscono l’essenza della scultura. Angelo Brugnera, giovane artista di Sacile si è imposto di raggiungere questi obiettivi conferendo leggerezza alla pietra di per sé e per definizione pesante, trasformando in “carne” il marmo.

Le sue sculture nascono da meditate riflessioni e la loro lavorazione è una lenta, amorosa e paziente azione sulla pietra. Lo scultore predilige il blocco squadrato, che non indirizza con la sua forma iniziale, lo fora in un punto e da quell’orifizio inizia la ricerca della forma finale, levigando gradualmente la materia. Brugnera lavora il marmo fino a produrre ali sottili che si protendono nello spazio prolungando il loro moto fluttuante all’infinito. E’ proprio il movimento uno degli aspetti pregnanti di queste opere: è un movimento a spirale, che torna su sé stesso e contemporaneamente tende a dilatarsi nello spazio circostante. Sono corpi che si lasciano avvolgere dall’aria, corpi in cui il vuoto è più presente del pieno e in cui l’alleggerimento si fa estremo.

Le opere di Angelo Brugnera ci si offrono come oggetti biomorfi, che fanno immaginare creature marine fluttuanti. Sono corpi astratti e senza tempo. Sono anche fortemente allusivi e trasmettono, anche se non scoperta, una forte carica sensuale, facendoci evocare, superata la prima impressione di acquaticità, non più esseri naturali quanto piuttosto situazioni emozionali intime.”